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Motivazioni di Razza: la bussola per una convivenza felice.

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Il pianerottolo di casa mia sembra la tana di un castoro!

Rametti, pezzi di corteccia, pigne, piccoli trofei legnosi raccolti ogni giorno con orgoglio nel parco. Ogni passeggiata si conclude così: Maya arriva davanti alla porta con il suo "bottino" in bocca. Non importa quanto quel rametto sembri insignificante ai miei occhi; per lei, è il compimento di un ciclo profondo. Cammina soddisfatta per la strada che ci riporta a casa con quel trofeo serrato tra i denti, tra i sorrisi dei passanti. Ogni tanto mi guarda scodinzolando come per invitarmi a prenderlo, e camminiamo con quel testimone stretto tra la mia mano e la sua bocca, sembra quasi volesse insegnarmi come si fa il suo mestiere.

A seconda della taglia del "trofeo", decidiamo il destino del ramo. Se è un tronco da camino, lo lasciamo in strada; se è un legnetto piccolo o una pigna, Maya ha il permesso di portarlo fino al pianerottolo, dove lo deposita con orgoglio accanto alla porta.

Il problema nasce quando il mucchietto sul pianerottolo inizia a sembrare una diga di castoro. Ogni tanto, quando esco da solo, faccio "pulizia" e porto via i pezzi più vecchi per non farmi nemici i vicini.

Il bello? Ogni volta che usciamo insieme, Maya fa l'inventario. Si ferma, annusa il suo bottino e, quando si accorge che manca un pezzo, alza lo sguardo e mi fissa con un'espressione di assoluto disappunto. Come a dire: "Eravamo d'accordo che questo restava qui, Alessandro".

In quel momento, nei suoi occhi, non vedo un cane che fa i capricci, ma un individuo che ha visto violata la propria collezione di tesori.

Maya è un incrocio tra Labrador e Maremmano. Nel suo sangue c'è DNA retriever che gli ha trasmetto una Motivazione Sillegica:

Il piacere di raccogliere, trattenere, trasportare oggetti. È una spinta genetica, selezionata per generazioni.

Storicamente, è stata la base per selezionare i Retriever (cani da riporto) e i cani da cerca. Questa motivazione permetteva essenzialmente al cane di recuperare la piccola selvaggina abbattuta senza danneggiarla (la famosa "bocca dolce").

Oggi, per un cane che vive in appartamento, impedire questa espressione genetica significherebbe condannarlo alla frustrazione. Una spinta così forte, se repressa, finirebbe quasi certamente per sfogarsi in casa... magari con i calzini, telecomandi o con nostre scarpe preferite.





Cosa sono davvero le Motivazioni?

Nella cinofilia, la motivazione è la spinta interna che porta il cane a provare appagamento nel compiere determinate azioni.


L'esempio della mia Maya ci insegna che dietro ogni cane, c’è un progetto genetico e nel caso degli incoroci le motivazioni possono essere "mescolate" in modi sorprendenti, creando personalità sfaccettate che richiedono un occhio ancora più esperto per essere decifrate, ma è probabile che una predomini sulle altre. 

Le altre principali motivazioni sono:

Motivazione Predatoria

Il piacere dell’inseguimento di ciò che si muove velocemente.

  • Razze tipiche: Border Collie, Levrieri, Jack Russell, Australian Shepherd.

  • Come si manifesta: Inseguimento di bici, runner, gatti o auto. Se non canalizzata, può trasformarsi in reattività ossessiva verso gli oggetti in movimento.

Motivazione Perlustrativa ed Esplorativa

Il bisogno di mappare il territorio, analizzare gli odori e seguire tracce.

  • Razze tipiche: Beagle, Segugi, Bassotti, Bloodhound.

  • Come si manifesta: Il cane "si dimentica" del proprietario in un bosco. L'ambiente diventa prioritario rispetto al legame sociale in quel momento.

Motivazione Collaborativa

Il desiderio di fare squadra con l'umano e condividere un obiettivo.

  • Razze tipiche: Pastore Tedesco, Border Collie, Barboncino, Dobermann.

  • Come si manifesta: Il cane cerca costantemente il contatto visivo, aspettando un segnale o un compito da svolgere insieme.

Motivazione Territoriale e Protettiva

La spinta a difendere lo spazio o il proprio gruppo sociale.

  • Razze tipiche: Rottweiler, Cane Corso, Pastore Maremmano, Boxer.

  • Come si manifesta: Reattività o vigilanza verso estranei che si avvicinano alla casa. È un'energia che va compresa e guidata, non "spenta".

Motivazione Competitiva e Cinestesica

Il piacere della sfida fisica e il bisogno fisiologico di movimento.

  • Razze tipiche: Pitbull, Amstaff (competitiva); Husky, Weimaraner, Malinois (cinestesica).

  • Come si manifesta: Giochi intensi come il "tira e molla" o necessità di correre per chilometri per scaricare l'energia compressa.


Le razze sono state selezionate per compiti precisi quindi. Ma quelle spinte non cessano di esistere se il cane vive in un appartamento in città.

Immagina di assumere un ingegnere nucleare per fargli cambiare le lampadine in ufficio. Dopo una settimana, per combattere la noia, inizierà a smontare la scrivania o a riprogrammare la macchinetta del caffè. Un cane senza uno scopo non è 'disubbidiente': è un talento sprecato che prova a non impazzire.

Non è educazione: non c'entra con il "fare il bravo".

Non è solo carattere: è biologia pura.

È un bisogno: quando una motivazione non trova espressione, il cane diventa frustrato. E la frustrazione, prima o poi, prende forma in comportamenti problematici.


Comprendere le motivazioni significa smettere di combattere contro la natura del cane e iniziare a collaborare con essa.

La genetica non è un limite assoluto, ma traccia i binari entro cui possiamo costruire una convivenza serena.

Per un educatore cinofilo, le motivazioni sono tra gli attrezzi del mestiere.

Nel lavoro educativo e nel recupero comportamentale, le motivazioni sono essenziali.

Quando un cane è intrappolato in un "corto circuito" mentale — che si tratti di fobie paralizzanti, insicurezze profonde o reattività aggressiva — la sua mente è bloccata in un loop di sopravvivenza. È qui che interviene l'educatore: risvegliare la motivazione di razza significa offrire al cane una "via d'uscita" cognitiva.

Nelle fobie: Il cane è schiacciato dall'emozione. Spingendolo a usare una sua dote naturale (ad esempio la perlustrazione per un segugio timoroso), spostiamo il focus dal "pericolo" al "piacere del fare". L'istinto prevale sulla paura.

Nell'aggressività: Spesso la reattività nasce da una dote mal canalizzata. Dare al cane uno sfogo corretto per la sua motivazione competitiva o predatoria permette di scaricare quella tensione in un contesto sicuro, riducendo l'esplosività nel quotidiano.

Deviare la mente: Usare le motivazioni nel recupero significa "cambiare canale" nella testa del cane. Se un cane è insicuro, riuscire a portarlo in uno stato di flusso (flow) attraverso la sua motivazione collaborativa gli permette di costruire una nuova autostima. Non sta solo "eseguendo un comando", sta riscoprendo chi è e cosa è capace di fare.

Non stiamo solo correggendo un comportamento errato; stiamo restituendo al cane la sua identità.

Non tutti i cani possono diventare tutto.

La genetica può porre dei confini, ad esempio nella condotta al guinzaglio o nel richiamo.

Non limiti assoluti, ma margini realistici entro cui lavorare.

Comprendere le motivazioni significa smettere di combattere contro la natura del cane e iniziare a collaborare con essa.


Un cane non è solo un’estetica.

È un insieme di spinte selezionate nei secoli.

Le motivazioni non sono difetti da correggere, ma energie da conoscere e canalizzare.

Il mio lavoro, come educatore, non è trasformare un cane in qualcosa che non è.

È aiutare le persone a leggere ciò che hanno davanti, prima che l’incomprensione diventi problema.


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